Jacaranda Art Meeting 4

La letteratura negro-africana
attraverso l’opera Hymne a Georgine
di Bilo O’ssour 

Libro BiloO. M. BILO, 
Hymne à Georgine.
Préface de Georges Ngal
,

L’Harmattan,
Paris 2008

Bilo O’ssour Mur-a-nsies è nato nel 1954 a Zumba, nella Repubblica Democratica del Congo. Compie il suo percorso di studi presso l’Università di Lubumbashi, dove si laurea  in Lettere Latine e si abilita per l’insegnamento nelle scuole superiori (1978 – 1983). Ammesso all’Istituto Superiore di Studi Latini, presso l’Università Salesiana di Roma, nel 1990 prende la Licenza in Letteratura greco-latina cristiana e bizantina e, nel 1995, il Dottorato in Lettere classiche. Vive attualmente a Fermo e lavora presso la CISL, nel settore dell’assistenza agli immigrati.

Georges Ngal, nato nel 1933 a Mayanda (Bandundu – Congo) è un intellettuale congolese, filosofo, critico letterario, romanziere e docente universitario prima a Kinshasa e a Lubumbashi, in Congo, e poi in Francia, in Belgio, in Canada  e negli USA.

L’Harmattan è una prestigiosa casa editrice francese, specializzata in Africanistica, con sede principale a Parigi e filiali in molte capitali africane.

Prefazione di Georges Ngal

Ecco un libro che arricchisce la letteratura congolese, per non dire africana. Molte opere letterarie hanno visto la luce in questo paese, senza però che offrissero tutte un interesse particolare. Il libro di Bilo O’ssour mi sembra rispondere magnificamente a quello che ci si può aspettare da un testo letterario. Per prima cosa dobbiamo riconoscere che questo testo si colloca ai livelli della migliore letteratura. Il tema scelto, poi, non può lasciare indifferente il lettore  e lo spinge ad una aspettativa piena di curiosità.

Ciò detto, dobbiamo sottolinearne e specificarne il genere letterario: un’autobiografia. Una vera e propria autobiografia. L’autore ha perso la persona che ha amato e che continua ancora ad amare con passione anche dopo la scomparsa di lei . A partire dal loro primo incontro in Congo, nel territorio di Bandundu, regione di Idiofa, fino all’ultimo istante di Georgine in Italia, l’autore ci porta a rivivere giorno dopo giorno, i sentimenti, le idee, i percorsi, i dialoghi coniugali, gli orizzonti e i contesti familiari e tribali, educativi, sociali e politici che hanno segnato il corso della loro vita insieme.

Ci troviamo di fronte ad una specifica tradizione letteraria: si tratta di uno scrittore che reinveste nella sua creazione artistica tutta l’esperienza personale vissuta da single prima del matrimonio, raccontata non in maniera aneddotica, ma nel suo continuum. Poi l’incontro con colei che sarebbe diventata l’amata del suo cuore e il percorso della loro vita di coppia fino alla scomparsa di questa stessa persona amata.

Reale e sincero, il racconto presenta la vita di una donna ordinaria eppure esemplare. Innumerevoli elementi della cultura e dell’istruzione tradizionali emergono con abbondanza a partire dalla fanciullezza fino all’audienza funebre tradizionale (inesistente nel contesto occidentale). Oltre il vissuto del periodo formativo in un collegio e del rito matrimoniale sospeso tra modernità e tradizione, l’autore mette in luce i molti anni di separazione tra lui e la moglie a causa delle loro comuni aspirazioni per una vita migliore. Da qui la biografia di una donna divisa tra due modi di vita e di pensiero, tra due mondi culturalmente distanti.

Mettendo da parte ogni timidezza, l’autore porta alla luce un compendio di rare virtù femminili, pur tra le difficoltà e le vicissitudini della vita ordinaria. La sua vicenda matrimoniale diventa occasione per una pedagogia correttiva di certi costumi tradizionali che finiscono per contrastare con le numerose e singolari qualità di una donna: fidanzata, sposa e madre. Il suo racconto diventa un inno multicolore alla sua compagna, per un pubblico di cuore e di spirito ‘meticci’ ….

Si tratta di una novità nella letteratura africana. Una ‘autobiografia’ sotto forma di ‘inno’. Poesia pura, nonostante la lunghezza del raccontare. Attimo dopo attimo, la scrittura si modella e si adatta perfettamente sulla storia raccontata. Sicuramente alcuni nomi potranno sconcertare: kassapards, termine con il quale gli studenti dell’Università di Lubumbashi si chiamano fra loro; lakam, nome che denota la residenza delle studentesse nei villaggi dei missionari cattolici, ecc .

Un inno in prosa cadenzata, narrativa ed epica nello stesso tempo, che fanno ancora parlare Georgine, assente, ma più presente che mai! Tutto ciò non può che essere profondamente partecipato, lodato e cantato insieme all’autore.

«Tu mi volti le spalle! Mi lasci qui da solo! Giorno e notte! Sotto il sole e la pioggia! Riprendimi … prendimi ancora insieme ai nostri figli! Se non puoi davvero farlo, allora buon viaggio  … Baciali nel nome di Mamma … Tenete duro, rimanete forti! »

Georges Ngal

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