Un vescovo per ospite

Padre Sosthène Bayemi Matjei,
Vescovo di Obala, nel Camerun

Ci sono sempre delle prime storiche. Sabato 17 maggio, nell’ambito dell’incontro del corso di formazione missionaria, undicesima edizione, abbiamo avuto l’onore di avere con noi, per la prima volta, un vescovo come ospite, dopo quindici anni di attività.
Un vescovo venuto da lontano, dal Camerun, padre Sosthène Bayemi Matjei.

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In realtà padre Sosthène è una nostra vecchia conoscenza. Dal 1996 al 2001, infatti, padre Sosthène è vissuto in Italia per compiere i suoi studi teologici  presso le Università Urbaniana e Salesiana di Roma. Avendo conosciuto il parroco di Petritoli, don Primo Pennacchioni, spesso veniva a in questo paese nei suoi tempi liberi per sostituire il parroco stesso o per coadiuvarlo nei tempi forti della liturgia.  Uno dei primissimi incontri organizzati a Santa Maria a Mare da Aloe era stato con lui sulla situazione della Chiesa in Camerun.

Tornato al suo paese, padre Sosthène è stato per molti anni parroco nella sua diocesi di Eseka, nel sud del paese; poi, quattro anni fa è stato ordinato vescovo per la diocesi di Obala, situata a nordovest della capitale Younde. Una diocesi di 15.000 kmq (la regione Marche è di circa 10.000 kmq), con circa 800 mila persone di cui almeno 500.000 di religione cattolica. La sua diocesi conta oltre 150 preti e 83 seminaristi, di cui quattro in Italia, due a Fermo e due a Roma, che lo accompagnano in questo breve tour italiano.

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L’incontro è iniziato con un bellissimo canto augurale, in lingua camerunese, dei quattro seminaristi con il loro vescovo, dedicato all’assemblea aloista, proiettata così immediatamente in una atmosfera tipicamente africana.

Padre Sosthène, con l’aiuto di un video, ci ha poi presentato alcuni aspetti della sua diocesi, la vita della quale è stata brevemente descritta nella triplice scansione di Parola, Liturgia e Carità, soffermandosi soprattutto su questo terzo aspetto e puntando l’attenzione  in special modo sul problema dell”autosufficienza sia per quanto riguarda le necessità economiche della stessa diocesi, che per la dovuta attenzione alle fasce più povere e bisognose.  Si è richiamato alla grande esperienza benedettina che nei secoli bui e critici del medioevo europeo aveva saputo coniugare diffusione del vangelo e sviluppo sociale ed economico. L’ora et labora dei monasteri come programma per le giovani comunità cristiane del Camerun insomma.

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Non potendo contare che sulle proprie forze, il vescovo Sosthène ha avviato diversi progetti sia agricoli (soprattutto la produzione di mais) che di allevamento (soprattutto suini) al fine di creare una cultura diffusa della intraprendenza e della autosufficienza. Nel video scorrevano le immagini non di un prelato in abiti liturgici e mitra, ma in tuta e stivali intento al duro lavoro dei campi accanto ai suoi cristiani. Un modello di “chiesa in uscita” in perfetto stile ‘francescano’.

Padre Sosthène ci ha manifestato due bisogni sui quali un intervento esterno, come potrebbe essere quello di Aloe e di altri amici marchigiani, sarebbe auspicabile; il primo di carattere economico e il secondo centrato sulla salute.

L’attività di evangelizzazione della sua diocesi si avvale di 3.000 catechisti per i quali è assolutamente impossibile pensare ad una sia pur minima forma di salario o di rimborso spese. Il suo progetto è quello di aiutare questi catechisti a sviluppare una propria piccola attività economica da cui ricavare di che vivere. La sua idea sarebbe quella di creare un allevamento centrale per la produzione di maialini da distribuire a due a due per ogni catechista, i quali potrebbero così dare l’avvio ad un proprio piccolo allevamento da cui ricavare di che vivere. Per mettere a regime questo progetto ci sarebbe bisogno di un input iniziale esterno. Questo potrebbe essere un primo contributo che Aloe ed altri amici potrebbero dare.

Il secondo bisogno manifestato dal vescovo è stato quello relativo alla creazione di un centro medico-sanitario per le persone affette dalla sindrome di down, un terreno completamente inesplorato quasi in tutto il Camerun. Per questo ci sarebbe bisogno che una persona con competenze adeguate potesse spendere un congruo periodo nel territorio per uno studio di fattibilità.

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L’assemblea ha partecipato attivamente con molte domande e con molta attenzione. Diverse sono state le persone che hanno manifestato il desiderio di raggiungere padre Sosthène in Camerun per un periodo più o meno lungo di volontariato.

La serata è proseguita con una bella agape fraterna per la quale ognuno aveva portato qualcosa da condividere.

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